Bruxelles – Una vittima della strada su dieci in Ue è un ciclista. E di tutti gli utenti, chi si muove in bicicletta fa parte dell’unica categoria in cui non si è registrato un calo dei decessi negli ultimi dieci anni: mentre il numero totale di incidenti fatali nei Paesi membri è passato da 28.730 nel 2010 a 19.917 nel 2021, quello relativo ai ciclisti ha continuato a fluttuare tra le 1.900 e le 2.100 all’anno.
I dati più recenti pubblicati da Eurostat e dall’Osservatorio sulla sicurezza stradale in Europa pongono un interrogativo: perché, se le vittime della strada sono diminuite del 23 per cento negli ultimi dieci anni, i decessi in bicicletta continuano a rimanere costanti? In questo senso è interessante chiamare in causa gli indici di lesività e di mortalità di ciclisti e automobilisti, che indicano quanti feriti e morti ci sono mediamente ogni 100 incidenti: secondo Istat, in Italia nel 2021 l’indice di mortalità dei ciclisti è stato 1,2 mentre quello di lesività 94,1. Per gli incidenti in auto i due valori sono, rispettivamente, pari a 0,7 e 61,5: per ogni incidente, in bici si muore quasi il doppio che in auto e ci si fa male oltre il 50 per cento delle volte in più.
Il punto è che “le attuali valutazioni statunitensi considerano solo la sicurezza delle persone all’interno del veicolo”. Per questo la Nacto sta facendo pressione sui funzionari dei trasporti statunitensi per iniziare a considerare anche la sicurezza di coloro che si trovano all’esterno dei veicoli quando conducono le loro valutazioni di sicurezza. Se torniamo in Europa, secondo i dati di Automotive News Europe, nei primi sei mesi del 2023 per la prima volta più della metà dei nuovi veicoli venduti sono stati dei Suv.