Bruxelles – La Spagna al voto il 29 novembre, per elezioni anticipate annunciate dal primo ministro Pedro Sánchez che chiama alle urne i cittadini per sfidare apertamente il Partito Popular, lo schieramento che in Europa appartiene alla famiglia del PPE. Sanchez non annuncia dimissioni, parola che non pronuncia mai nel suo intervento di circa 15 minuti, ma annuncia la convocazione di “una riunione straordinaria del consiglio dei ministri” per lavorare alle campagna elettorale: “Siano spagnoli e spagnole ora a scegliere che gioco deve giocare la Spagna, se quello dell’ultradestra che vuole ridurre i diritti sociali per una minoranza privilegiata o quello di baluardo di progressismo”.
È questo il guanto di sfida lanciato a quella che definisce “la peggiore opposizione della storia democratica, senza alcun senso istituzionale”. Un’accusa diretta al Partito popolare spagnolo, in prima fila contro la bocciatura in Parlamento dei decreti governativi per la risposta all’emergenza abitativa in Spagna. Un voto che se da una parte innesca la crisi di governo, con Sánchez che perde i voti degli indipendentisti catalani, dall’altra parte innesca le proteste popolari, con manifestazioni di piazza e scioperi, e la controffensiva di Sánchez che ora chiede ai cittadini un mandato più ampio: “Il Parlamento deve avere una maggioranza progressista più ampia” per portare avanti un’agenda a misura di diritti sociali, sottolinea.
Sánchez cerca l’appoggio delle grandi masse, facendo leva sul fatto che chi ha detto ‘no’ a più diritti a una casa e alla fine agli sfratti facili è chi possiede due o più immobili. È contro questo Parlamento, e questi partiti politici (Partito popolare e Vox, in particolare), che il primo ministro uscente chiama a raccolta: “Ci sono ingiustizie sociali da correggere, e obiettivi sociali da raggiungere”, insiste. Per questo serve un mandato chiaro degli elettori, che Sánchez chiede in occasione del voto del 29 novembre.
Il leader socialista ricorda quanto fatto dal governo in questi tre anni di mandato (il terzo, per Sánchez): “Abbiamo sostenuto l’Ucraina, denunciato genocidi quando altri si nascondevano, affrontato crisi e risposto a decisioni unilaterali”. Non fa riferimento diretto a cose o persone, ma le critiche agli Stati Uniti di Donald Trump e alle condotte del governo israeliano di Benjamin Netanyahu sono nascoste tra le righe del suo intervento, come le critiche agli alleati europei per la crisi di Ceuta, che chiama in causa anche l’Italia. “Siamo tra i Paesi che crescono di più, abbiamo accelerato l’uso dei fondi del NextGenerationEU e portato il livello di disuguaglianza sociali ai valori minimi da quando si è iniziato a registrare” questo indice, rivendica.
Sánchez gioca il tutto per tutto per prendersi la Spagna e confermare l’alternativa all’ultradestra, in Europa e soprattutto nel mondo di oggi. Dal suo arco scaglia un’altra freccia contro il Partito popolare spagnolo quando ricorda che il governo centrale, quello da lui presieduto, “ha erogato fondi ai governi locali che poi hanno privatizzato la sanità“. È questa l’opposizione spagnola che “non ha proposto nulla”, ma “ha solo boicottato il nostro lavoro a livello locale”.
Problemi sociali anche in Francia
È guerra aperta in un’Europa dove l’arretramento dei diritti sociali sta infiammando il dibattito e non solo. Perché se a Madrid la bocciatura dei decreti sulla casa ha prodotto manifestazioni e scioperi, in Francia gli studenti stanno mettendo a ferro e fuoco le vie della città per un disagio giovanile riconducibile al diritto allo studio non affrontato, tra carenza di docenti e aule troppo affollate. Una protesta che offusca le rivendicazioni del pubblico impiego, che lamenta salari troppo bassi a fronte di un caro-vita eccessivo, e vigili del fuoco che invocano uomini e mezzi.
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