Bruxelles – L’Eurocamera ha detto sì alla procedura d’urgenza per esprimersi sul rinvio dell’attuazione di due importanti direttive relative al Green Deal, quelle sugli obblighi di rendicontazione sociale e ambientale (CSRD) e sulla vigilanza in materia di sostenibilità aziendale (CSDDD). Il voto di dopodomani (3 aprile) si preannuncia come già decisivo per gli equilibri dell’Aula di Strasburgo: a 48 ore dall’appuntamento, non c’è alcun accordo tra le formazioni al centro dello spettro politico, popolari (Ppe), socialisti (S&d) e liberali (Renew).
La maggioranza europeista si è già spaccata sul ricorso alla procedura d’urgenza, proposta dal Ppe e approvata oggi (1 aprile) con 427 voti a favore, 221 contrari e 14 astenuti. Ppe e Renew con le destre (Ecr, Patrioti e Sovranisti), S&d e Verdi con la Sinistra europea. Numeri alla mano, il risultato è stato schiacciante. In realtà – con l’eccezione di The Left -, in linea di principio socialisti e verdi avrebbero potuto appoggiare il voto accelerato sulla proposta avanzata dalla Commissione europea all’interno del pacchetto di semplificazione ‘Omnibus I‘, che prevede il rinvio di un anno (dal 2027 al 2028) degli obblighi di monitoraggio e mitigazione dell’impatto sociale e ambientale per le aziende europee e di due anni (dal 2025 al 2027) delle norme sulla rendicontazione sociale e ambientale.
A patto però di concordare con i popolari alcune garanzie sull’integrità sostanziale delle direttive, di cui Bruxelles non vuole solo rimandare l’applicazione, ma anche annacquare i contenuti e i requisiti per le aziende.
Prima del voto di oggi, l’annuncio a sorpresa della presidente del gruppo S&d, Iratxe Garcia Perez: “Voteremo contro, perché non siamo riusciti a trovare un accordo tra la maggioranza pro-europea in questa Assemblea”, ha dichiarato ai cronisti. La leader socialista ha spiegato che, nonostante trattative che vanno avanti da settimane “sull’intero pacchetto” Omnibus, “attualmente non abbiamo un accordo su una cooperazione formale e strutturata tra i quattro gruppi pro-europei (Ppe, S&d, Renew e Verdi, ndr)”. La linea S&d è quella di “trovare le migliori soluzioni possibili per semplificare la burocrazia – ha evidenziato Garcia Perez -, vogliamo aiutare le nostre imprese a conformarsi alla legislazione europea e crediamo fermamente che ci sia un ampio margine di negoziazione per raggiungere questa semplificazione”.

La negoziazione finora è fallita, c’è bisogno di trattare ancora, e dunque per i socialisti la procedura accelerata perde di senso. La pensa diversamente la capogruppo di Renew, Valerie Hayer, fiduciosa che le “discussioni che stiamo conducendo in questo momento con i gruppi pro europei si finalizzino entro giovedì”. I liberali hanno sostenuto il ricorso alla procedura d’urgenza “per inviare un segnale alle imprese”, ha dichiarato Hayer. Il segnale è anche politico, perché Renew non ha guardato in faccia nessuno e si è schierato con i gruppi di destra e estrema destra dell’Eurocamera. La leader dei liberali ha sottolineato che “il voto vero è giovedì e quindi utilizzeremo le ore davanti a noi per trovare un compromesso e fare in modo che tutti gruppi europei siano a bordo”.
Oltre ai socialisti, a bordo vanno tirati anche i Verdi, che hanno votato compatti contro la procedura d’urgenza nonostante uno “spirito aperto al compromesso”, come rilevato dalla stessa Hayer. In realtà, forti dell’appoggio dei liberali e con le spalle coperte da conservatori, patrioti e sovranisti, i popolari possono fare il bello e il cattivo tempo. E difficilmente rinunceranno all’idea di modificare in modo sostanziale le direttive in questione, approvate faticosamente al termine della scorsa legislatura dopo trattative estenuanti tra i colegislatori Ue. Il Ppe ha già ribadito in diverse occasioni che il rinvio delle norme non è che “il primo passo“.

Di un “altro passo” ha parlato anche il copresidente di Ecr, il meloniano Nicola Procaccini, ma “verso la demolizione dell’impalcatura socialista del Green deal voluto nella scorsa legislatura dalla sinistra, che esce sconfitta dal voto di oggi”.
Una rivincita per Ecr, che ieri sera in commissione Ambiente (Envi) si è vista respingere – insieme al Ppe – una mozione per tagliare i fondi al programma di lavoro pluriennale Life, lo strumento finanziario dell’Ue per l’ambiente e l’azione sul clima. L’asse delle destre, che quando si parla di lotta al Green Deal è ormai granitico, sostiene da mesi – basandosi su accuse ampiamente infondate – che la Commissione europea avrebbe pagato profumatamente diverse ong ambientaliste per fare attività di lobbying al Parlamento europeo. In commissione Envi però, i liberali si sono schierati con il fronte progressista. Insieme a tre ‘franchi tiratori’ del Ppe. E, a testimonianza di quanto siano cruciali la posizione di Renew e la compattezza del Ppe, la mozione è stata respinta di un solo voto.