Bruxelles – Tra un mese, il 25 aprile, in Italia partirà ufficialmente il conto alla rovescia verso i cinque referendum su lavoro e cittadinanza dell’8-9 giugno. Con un mese di anticipo, domani (25 marzo) Arci Italia darà il via alla campagna referendaria all’estero dal suo circolo di Bruxelles. Una chiamata per una “mobilitazione straordinaria” per i diritti e la partecipazione democratica. Cinque quesiti “a cui oggettivamente è difficile dire di no”, sostiene il presidente di Arci Italia, Walter Massa, raggiunto da Eunews alla vigilia dell’evento di lancio della campagna.
A inizio giugno le cittadine e i cittadini italiani saranno chiamati a votare quattro quesiti referendari su precariato e sicurezza sul lavoro, per i quali sono state raccolte oltre 4 milioni di firme, e il referendum per dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza, depositato in Cassazione con 637 mila firme. All’evento organizzato dal Circolo Arci di Bruxelles presso il centro culturale Elzenhof, a pochi passi dal Parlamento europeo, parteciperanno lo stesso Massa, rappresentanti della Cgil e delle delegazioni del Partito Democratico e di Sinistra Italiana nella capitale Ue.
Quello di Bruxelles è il primo circolo Arci nato all’estero, è “il più numeroso e il più solido”, e soprattutto è la piattaforma di lancio ideale per questioni che “non interessano solo l’Italia”, afferma il presidente. Dalla precarizzazione all’insicurezza sul lavoro, fino al tema della cittadinanza che lambisce quello più generale delle migrazioni. Tutte dimensioni nel mirino di “un attacco ai diritti civili” in corso in tutta Europa.
Secondo Massa, sulla cittadinanza in particolare l’Italia “è assolutamente in ritardo”. E il sì al referendum sarebbe una conquista decisiva per circa 2 milioni e mezzo di cittadini italiani di origine straniere, che in Italia nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. “Come fai a dire che non sei d’accordo sul fatto che un ragazzo che è nato in Italia e sta qua da 18 anni non possa prendere la cittadinanza in 5 anni invece che in 10? Cioè, come fai?”, incalza il presidente di Arci.
Lo stesso vale per i quattro quesiti sul lavoro, con cui i comitati promotori chiedono in sostanza di garantire i reintegri in caso di licenziamenti privi di giusta causa, la sospensione del limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato, l’obbligo di causali per il ricorso a contratti a tempo determinato, la modifica delle norme sugli appalti con l’estensione della responsabilità alle imprese appaltanti in caso di infortuni sul lavoro.
“C’è uno scoraggiamento nelle giovani generazioni, legittimo per altro, che è inquietante”, avverte Massa. Giovani che sempre più spesso lasciano l’Italia in cerca di un futuro. Sta qui l’importanza anche simbolica di cominciare la campagna referendaria da una delle mete più gettonate dai ‘cervelli in fuga’: “Con i cinque referendum, proviamo a rimettere a posto alcune delle storture che hanno portato molti ad andare all’estero“, afferma il presidente di Arci Italia. E poi, i referendum sono “una grande occasione” anche per curare la sfiducia nelle istituzioni e negli strumenti di partecipazione democratica, perché “a differenza delle elezioni, il tuo voto conta direttamente”.
Ecco perché, dopo l’evento a Bruxelles, la campagna referendaria passerà anche per i circoli Arci di Madrid, Barcellona, Basilea. A poter votare dall’estero non saranno solo gli iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), ma anche i cittadini italiani temporaneamente – per almeno tre mesi – all’estero per motivi di salute, lavoro o studio. Questi ultimi dovranno comunicare il loro status ai consolati di riferimento al massimo 32 giorni prima dello svolgimento dei referendum.