Bruxelles – Ieri i tedeschi hanno votato per rinnovare il Bundestag, la camera bassa del Parlamento. Come avevano previsto i sondaggi, dalle urne è emersa vincitrice l’Unione cristiano-democratica (Cdu/Csu) di Friedrich Merz, che sarà dunque il prossimo cancelliere federale. Davanti a lui, tra le altre cose, l’arduo compito di risollevare le sorti della più grande economia del Vecchio continente, e quello altrettanto difficile di aiutare Bruxelles a trovare un equilibrio con la Casa Bianca di Donald Trump.
Verso un nuovo governo
A Berlino, il prossimo esecutivo dovrebbe essere una grande coalizione (Große Koalition) tra i cristiano-democratici dell’Union e i socialdemocratici dell’Spd, I primi compatti dietro la leadership di Friedrich Merz, i secondi guidati alle elezioni (dove hanno ottenuto il peggior risultato della loro storia) dal cancelliere uscente Olaf Scholz. A meno che un eventuale riconteggio dei voti non riscriva le sorti dei rossobruni del Bsw capitanati da Sahra Wagenknecht (che i primi risultati ufficiali danno al 4,97 per cento, appena 0,03 punti percentuali sotto allo sbarramento del 5 per cento), le pattuglie parlamentari dei due principali partiti centristi saranno sufficienti per dare vita ad un’alleanza rosso-nera.
In caso contrario, ci sarà bisogno di un terzo partner: i Verdi rimasti orfani di Robert Habeck, il loro candidato cancelliere dimessosi proprio stamane (24 febbraio) dopo il risultato deludente nelle urne, sarebbero i principali indiziati ma il leader della Csu (il partito gemello della Cdu attivo in Bavaria) Markus Söder ha già chiuso la porta alla loro inclusione nella maggioranza.
A meno di sorprese, comunque, l’attività del governo Merz si focalizzerà su alcune priorità chiave, tra le quali emergono sicuramente la gestione dei flussi migratori, la ripresa economica e un ripensamento della strategia nazionale in materia di difesa. Proprio per l’urgenza delle sfide che si troverà ad affrontare, il leader della Cdu ha auspicato che le trattative per la formazione del governo procedano rapidamente. “Il mondo non ci aspetta, né aspetta lunghi colloqui e negoziati di coalizione”, ha dichiarato, aggiungendo che bisogna dare al più presto una guida forte a Berlino “in modo da essere nuovamente presenti in Europa e da far percepire al mondo che la Germania è governata in maniera affidabile“.
Stretta sull’immigrazione
Il tema dell’immigrazione irregolare è diventato centrale nella campagna elettorale, a causa soprattutto di una serie di attentati mortali susseguitisi nel Paese negli ultimi mesi nonché all’azzardo politico di Merz che ha cercato la sponda dell’AfD per far approvare al Bundestag una stretta sulle politiche di asilo. “Faremo tutto il possibile per organizzare un cambio di direzione in Germania“, ha annunciato Söder.
Dato che anche le posizioni dei socialdemocratici si sono irrigidite negli ultimi tempi, non dovrebbe essere un problema insormontabile per il nuovo cancelliere riuscire ad approvare un giro di vite sull’immigrazione clandestina. Sopra il futuro della coalizione rosso-nera, tuttavia, potrebbe continuare ad ondeggiare la spada di Damocle del supporto dell’ultradestra, che l’Spd dovrebbe essere categorica nel rifiutare a differenza dei potenziali partner dell’Union.

Economia e bilancio
Un altro grosso problema che dovrà affrontare Merz è quella che molti osservatori considerano la più grave crisi economica mai affrontata dal Paese dalla riunificazione del 1990. A trascinare la produzione industriale verso il baratro è soprattutto la caduta libera del settore automobilistico, un tempo fiore all’occhiello di un modello commerciale basato sull’esportazione.
Ma gli economisti nutrono poche speranze sulle capacità di una coalizione rosso-nera di ristrutturare profondamente l’economia tedesca. Tutt’al più, alcuni osservatori ritengono possibile qualche sforbiciata sul piano fiscale. Uno dei punti di disaccordo tra Cdu ed Spd, peraltro, è la riforma del cosiddetto freno del debito, una disposizione costituzionale che impedisce ai governi di spendere più risorse di quante ne entrino nelle casse statali.
Per modificare tali norme serve una maggioranza di due terzi al Bundestag: anche immaginando che l’alleanza rosso-nera sia compatta e trovi l’appoggio dei Grünen, rimarrebbe da convincere la Linke (64 seggi) visto che l’AfD è ostile alla rimodulazione del freno. La Sinistra potrebbe dimostrarsi disponibile, soprattutto nel caso in cui Merz si impegni a investire una porzione maggiore del Pil sulle questioni sociali e ambientali, ma potrebbe essere meno aperta ad un aumento della spesa pubblica nella difesa.

Difesa e sicurezza
E proprio il settore della sicurezza sarà un altro importante banco di prova per il nuovo cancelliere. Merz ha messo in chiaro che intende rinnovare l’esercito federale, la Bundeswehr, e potenziare la base industriale della difesa tedesca. Ma per farlo ci sarà bisogno di ingenti risorse finanziarie. Un aiuto potrebbe venire da Bruxelles, dove si parla di attivare la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita (Psc) e allentare i vincoli di bilancio comunitari per gli investimenti in difesa.
Il leader della Cdu ha sottolineato più volte la necessità di ripensare l’architettura della sicurezza nel Vecchio continente in una fase storica che potrebbe caratterizzarsi dal disimpegno di Washington. “Dobbiamo prepararci alla possibilità che Donald Trump non mantenga più l’impegno di difesa reciproca della Nato in modo incondizionato”, ha osservato alla vigilia delle elezioni.
Merz si è addirittura spinto a ventilare l’idea di una nuova alleanza per la difesa in Europa, che potrebbe porsi in alternativa all’Alleanza nordatlantica. Riferendosi al vertice in calendario per il prossimo giugno, ha detto di non sapere se in quell’occasione “parleremo ancora della Nato nella sua forma attuale o se dovremo stabilire molto più rapidamente una capacità di difesa europea indipendente“. In questa cornice, Berlino vorrebbe discutere con Londra e Parigi di cooperazione nucleare, a partire dall’estensione dell’ombrello atomico di Regno Unito e Francia anche alla Germania.

Quanto al bilancio per la difesa, Merz vorrebbe farlo arrivare al target del 2 per cento del Pil stabilito dall’Alleanza, dopo averlo centrato per la prima volta nel 2024. Ad oggi, per raggiungere quel livello servirebbe un’iniezione di circa una trentina di miliardi di euro l’anno, che potrebbero arrivare dal fondo monstre da 100 miliardi introdotto da Scholz all’indomani dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina.
Merz ha lasciato intendere di volersi spingere anche oltre, rimarcando che quello del 2 per cento è un limite minimo, non un tetto massimo. Se Boris Pistorius, il ministro uscente alla Difesa in quota Spd (e il politico col gradimento individuale più alto a livello nazionale), rimarrà nel prossimo esecutivo potrebbe essere più facile mettere il Bundestag d’accordo su questo punto.
Le relazioni transatlantiche (e l’Ucraina)
Gli aumenti delle spese militari nei Ventisette sono una conseguenza diretta dell’aggressione russa all’ex repubblica sovietica, lanciata esattamente tre anni fa (un anniversario celebrato dai vertici comunitari con una visita congiunta a Kiev). Nonostante la Germania sia stata la seconda finanziatrice della resistenza ucraina dopo gli Stati Uniti, l’approccio di Scholz al sostegno dello sforzo bellico di Kiev è stato criticato come eccessivamente freddo. In un cambio di passo, Merz potrebbe acconsentire alla fornitura dei missili a lungo raggio Taurus, la versione tedesca dei Patriot made in Usa che il cancelliere socialdemocratico non ha mai accettato di inviare a Kiev.
Del resto, il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha ribaltato la postura statunitense riguardo al conflitto, scuotendo più in generale le stesse fondamenta delle relazioni transatlantiche. E Merz non ha lasciato spazio a grandi ambiguità nella propria lettura dei più recenti sviluppi, che stanno effettivamente mettendo in discussione l’ordine internazionale introdotto proprio dagli alleati occidentali nel 1945.
Secondo lui, Bruxelles dovrebbe trovare una posizione comune sui negoziati in corso tra Washington e Mosca poiché “è chiaro che gli americani, almeno questa parte degli americani, questa amministrazione, sono ampiamente indifferenti al destino dell’Europa“. “Per me sarà una priorità assoluta rafforzare l’Europa il più rapidamente possibile“, ha dichiarato domenica sera il futuro cancelliere, “in modo che passo dopo passo possiamo davvero raggiungere l’indipendenza dagli Stati Uniti“.

Un ragionamento che ricorda il concetto di “autonomia strategica” più volte caldeggiato da Emmanuel Macron. Ma il leader transalpino è fortemente (forse fatalmente) indebolito domesticamente, e negli ultimi anni il motore franco-tedesco si era inceppato anche a causa della litigiosità della “coalizione semaforo” a Berlino. Merz appare ora intenzionato a riprendersi la posizione di leadership nell’Ue che era stata ricoperta da Angela Merkel durante il suo lungo cancellierato. Per la prima volta in 80 anni, tuttavia, potrebbe trattarsi di una guida che dovrà fare a meno dello zio Sam e del suo formidabile deterrente strategico.
Quanto alle entrate a gamba tesa nella campagna elettorale tedesca del braccio destro di Trump, il tecno-oligarca Elon Musk (l’uomo più ricco del mondo aveva pubblicamente incensato la candidata cancelliera dell’AfD, Alice Weidel) e del numero due della Casa Bianca, James David Vance (che aveva esortato i leader europei ad abbandonare i “cordoni sanitari” contro l’estrema destra), Merz ha dichiarato di “non farsi illusioni”, definendo “drammatici“, “drastici” e “oltraggiosi” gli interventi statunitensi.
Le reazioni alle elezioni
Come prevedibile, il commento di Musk riguardo allo storico risultato dell’ultradestra post-nazista è stato giubilante: “A questo tasso di crescita, l’AfD sarà il partito di maggioranza entro la prossima elezione“, ha scritto sulla piattaforma X (di sua proprietà), riprendendo le congratulazioni formulate a Weidel dal primo ministro ungherese Viktor Orbán.
Per la performance dell’AfD si sono rallegrati anche diverse altre figure chiave dell’ultranazionalismo globale, a partire dal capo di Musk, Trump. “Proprio come gli Stati Uniti, il popolo tedesco si è stancato dell’agenda priva di buon senso, soprattutto in materia di energia e immigrazione, che ha prevalso per molti anni“, ha scritto sul suo social Truth.
“Il cambiamento vince anche in Germania!“, festeggia invece il vicepremier italiano Matteo Salvini, mentre il leader dell’estrema destra austriaca dell’Fpö, Herbert Kickl, ha esultato per quello che ha definito un “enorme buco” nel “cordone sanitario” che era stato eretto in Germania per tenere l’AfD fuori dal potere. Salvini e Kickl sono alleati in Europa nel gruppo dei Patrioti, dove si vocifera potrebbe rientrare la formazione di Weidel dopo l’espulsione ad opera dei lepenisti del Rassemblement national.
Il cambiamento vince anche in Germania! @AfD raddoppia i voti, nonostante attacchi e menzogne della sinistra: stop a immigrazione clandestina e fanatismo islamico, basta con le eco-follie, priorità a pace e lavoro, Europa da cambiare radicalmente.
Brava @Alice_Weidel, avanti… pic.twitter.com/aO0UfFdcce— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) February 23, 2025
Un gran numero di leader mondiali si è poi congratulato con Merz. Macron ha dichiarato che lui e il leader della Cdu sono “più che mai determinati a fare grandi cose insieme per la Francia e la Germania e a lavorare per un’Europa forte e sovrana“. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito che “l’Europa ha bisogno di successi condivisi”, che le porteranno “un’unità ancora maggiore” per renderla capace “di difendersi, sviluppare le proprie industrie e ottenere i risultati necessari”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è detto pronto a “rafforzare ulteriormente la partnership” tra Berlino e Tel Aviv. In risposta, il futuro cancelliere lo ha invitato a visitare la Germania, impegnandosi a trovare un modo per aggirare la “scandalosa” sentenza della Corte penale internazionale che, lo scorso novembre, ha spiccato per il leader dello Stato ebraico un mandato di cattura per crimini di guerra e contro l’umanità.