Bruxelles – Niente amianto in Europa. Su questo imperativo la Commissione europea ha lavorato per anni fissando obiettivi e correttivi del caso, peccato che le regole non impediscano agli Stati membri di esportarlo in quantità minime, che però l’esecutivo comunitario ammette di non monitorare. Strano, eppur vero. Un malfunzionamento tutto a dodici stelle per cui la sostanza considerata cancerogena e nociva per ambiente e salute umana va eliminata dal territorio europeo ma si può diffondere in giro per il mondo.
Jessika Roswall, commissaria per l’Ambiente e l’economia circolare, ricorda innanzitutto che l’Ue si allinea alla convenzione di Rotterdam dell’Onu sul commercio dei prodotti pericolosi. In forza di questo regime, “spetta ai Paesi importatori decidere se acconsentire all’importazione di determinate sostanze chimiche (tra cui l’amianto) e che i paesi esportatori devono rispettare tali decisioni”. In sostanza dalle parole della commissaria, se la Francia vuole vendere amianto in Cile, si può fare a patto che il Cile sia d’accordo.
Si tratta di esportazioni “esentate” dal rispetto delle regole Ue e Onu, spiega ancora la Commissione. Ciò perché le stesse regole prevedono si possa vendere sostanze chimiche e amianto a fini di ricerca o analisi in quantità tale da non influire sulla salute umana o sull’ambiente e che “in ogni caso non superino i 10 kg da ciascun esportatore a ciascun paese importatore per anno solare”. Tuttavia, ammette Roswall, “la Commissione non sa se queste esportazioni abbiano avuto luogo e in quale quantità inferiore a 10 kg“.
La precisazione finale lascia intendere che probabilmente i tetti sono stati rispettati. Certo la risposta fornita dall’esecutivo comunitario lascia l’idea di una Commissione senza il polso della situazione nonostante i tanti impegni profusi fin qui.