Bruxelles – Tra tutti i Paesi partecipanti al vertice per la pace in Ucraina ospitato dall’Arabia Saudita, i riflettori erano puntati sulla Cina, che aveva disertato il primo round di colloqui a Copenaghen, lo scorso giugno. E il rappresentante speciale di Pechino per gli Affari euroasiatici, Li Hui, riferiscono fonti europee, “ha partecipato attivamente ed è stato favorevole all’idea di un terzo incontro a questo livello”.
Al summit tenutosi sabato e domenica 5-6 agosto a Jeddah, sul mar Rosso, erano presenti 40 delegazioni nazionali, più rappresentanti dell’Unione europea e delle Nazioni Unite. L’obiettivo era trovare un fronte comune a sostegno della pace in Ucraina soprattutto con i Brics, o meglio i Bics (Brasile, India, Cina e Sud Africa), vista l’assenza di Mosca. E nonostante dal vertice non sia uscita alcuna dichiarazione congiunta, da Bruxelles raccontano di un “accordo secondo cui qualsiasi processo di pace debba avere al centro il rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina e il ripristino del primato della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”.
Secondo fonti Ue, è “plausibile” un vertice a livello dei capi di stato e di governo “prima della fine dell’anno”. Un summit di tale tenore rappresenterebbe un importante segnale politico e una vittoria dello sforzo diplomatico saudita. Duramente criticata per l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel 2018 e per le atrocità commesse in Yemen, Riyad sta cercando di cogliere l’opportunità di ripulire la propria immagine a livello diplomatico presentandosi come importante mediatrice nel conflitto in Ucraina.
Nella due giorni di Jeddah, la delegazione ucraina ha poi condotto una serie di incontri bilaterali: con Simon Mordue, consigliere capo per la politica estera del presidente del Consiglio europeo, Yermak si sarebbe soffermato in particolare sul processo di adesione di Kiev al blocco dei 27.